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L'attualità di Antonietta Giacomelli

L'attualità di Antonietta Giacomelli

Conferenza in ricordo del 70° anniversario della morte di Antonietta Giacomelli

con interventi di Luciano Canfora, Marcello Farina, Erica Rigotti e Gianmario Baldi
e con la partecipazione di: AGESCI, Vigilianum (Polo Culturale Diocesano) e Università degli Studi di Trento

Ore 18.00: Momento commemorativo presso il giardino di via don Antonio Rossaro. In questa occasione verrà ricollocata la Targa in onore ad Antonietta Giacomelli e verrà piantato un albero di Biancospino segno della sua tenacia e del suo forte carattere.

Ore 20.30: Conferenza in ricordo del 70° anniversario della morte di Antonietta Giacomelli con interventi di Luciano Canfora, Marcello Farina, Erica Rigotti e Gianmario Baldi.

Antonietta Giacomelli (1857-1949)

Antonietta Giacomelli nacque a Treviso da Angelo (1816-1907) e da Maria Rosmini, pronipote amatissima di Antonio Rosmini. La famiglia Giacomelli, originaria del Friuli, si trasferì a Treviso, conoscendo una particolare fortuna economica che la pose fra le
famiglie più facoltose della città. Il padre partecipò ai moti risorgimentali, subendo il processo con i “Martiri di Belfiore” e, solo grazie all’influenza paterna, gli fu evitata la condanna a morte. A seguito di un tracollo economico (1875) Angelo Giacomelli lasciò
Treviso, accettando l’incarico di Prefetto. Visse quindi con la famiglia in diverse città italiane e, infine, si stabilì a Roma (1893).
Antonietta Giacomelli si impose all’attenzione della critica letteraria come autrice di tre romanzi (“Lungo la via”, 1889, “Sulla Breccia”, 1894, “A raccolta”, 1899), editi prima del 1914. In questi libri la Giacomelli affrontava le tematiche “più interessanti, più scottanti e più dolorose” di fine Ottocento: in particolare le questioni della giustizia sociale, del ruolo della donna nella società e del rinnovamento culturale e religioso. Il modello di donna proposto era una figura “tutta moderna”, capace di parlare alle giovani e alle adolescenti: una donna nuova, che intendeva la scrittura come mezzo di educazione civile, unendola ad un forte impegno sociale.
Durante il soggiorno nella capitale, grazie al suo successo come scrittrice, ebbe modo di entrare in contatto con personalità della Roma di fine Ottocento, legate al rinnovamento religioso e all’impegno sociale, che si ritrovavano in piccoli cenacoli. Fra questi il più vivace era proprio quello animato da Antonietta, che si ispirava al movimento spirituale del Terzordine francescano e al rinnovamento letterario promosso dalla Scapigliatura.
All’interno di questo “salotto” descritto anche da Antonio Fogazzaro nel suo più celebre romanzo “Il Santo”, sorse l’associazione “L’Unione del Bene”, con lo scopo di “proporre un messaggio evangelico prevalentemente di carità, lontano da ideologie, tollerante e rispettoso della libertà di coscienza, aconfessionale”. Questo modo di impegnarsi nella vita sociale e spirituale era sicuramente controcorrente rispetto alla cultura predominante del periodo, che privilegiava l’associazionismo parrocchiale sotto la guida di un assistente spirituale e vedeva con sospetto l’impegno dei cattolici in politica.
La famiglia Giacomelli, nel 1907, decise di rientrare nel Veneto e stabilirsi a Venezia. Grazie all’esperienza realizzata nel quartiere di San Lorenzo la Giacomelli “prese coscienza dell’ ignoranza, soprattutto a livello popolare, delle problematiche religiose e
dello iato fra fatto religioso, scrittura ecclesiastica e fedeli”; come era nel suo temperamento, si dedicò totalmente a queste problematiche sia con il suo fervore personale sia realizzando pubblicazioni divulgative. La sua attenzione era rivolta
soprattutto alle donne e al mondo del lavoro: si fece così promotrice di una legislazione sociale adeguata alla tutela dei contratti di impiego, sia delle donne che dei minori.
Sul piano politico, in numerosi congressi, pur schierata con la Lega democratica di Romolo Murri, ribadiva la priorità delle problematiche religiose rispetto ai programmi politici. In coerenza con questa sua impostazione nel 1905, dopo il congresso di Imola, uscì con altri dalla Lega democratica, considerandola, dopo le vicende personali di Murri, oramai un partito anticlericale.
In questi anni, “quasi in obbedienza” agli amici romani e al futuro papa Benedetto XV, Antonietta Giacomelli pubblicò l’opuscolo “La Messa” e “Adveniat Regnum Tuum”. Scopo di queste pubblicazioni era quello di favorire il rinnovamento religioso ricercando, in uno spirito comunitario, “la primitiva unione del popolo fedele con quelle letture e quei canti che sono l’eco perenne delle voci antiche, profetiche …”. Per agevolare questo legame venne scelta per la prima volta la lingua italiana anziché quella latina.
Tale dedizione fu criticata dalla Chiesa impegnata a contrastare il modernismo. Questo clima particolarmente difficile portò alla condanna e alla messa all’Indice (1913) della pubblicazione “Adveniant Regnum Tuum”. Solamente nel 1942 il libro sarà riabilitato e ne sarà favorita una seconda edizione con il titolo “In Regno Christi”.
Immediatamente prima e durante la Guerra mondiale 1914-1918 numerosi furono i viaggi della Giacomelli e della madre fra Treviso e Rovereto, nel corso dei quali collaborò con Cesare Battisti, l’esercito italiano e si impegnò a favore dei soldati al fronte. Questa sua attività le valse la Medaglia d’oro al Valore militare, ma lei la rifiutò.
Carlo Colombo per primo teorizzò lo scoutismo femminile in Italia nel 1913. Nel 1915 si costituì il primo gruppo di ragazze scout (ARPI). In seguito fu fondata l’Unione Giovani Esploratrici italiane (UNGEI), che svolgeva attività analoghe al ramo maschile degli scout, ma le due realtà erano completamente separate.
Durante il conflitto Antonietta ebbe modo di conoscere il movimento scoutistico sorto in Italia nel 1914, a Genova, per iniziativa del maestro elementare Mazza. Per sua stessa ammissione, all’inizio non comprese questo movimento che ebbe, invece, modo di
apprezzare a Treviso, dove fu aperta una delle prime sezioni italiane. Fin dall’immediato dopoguerra la Giacomelli avviò una riflessione sul movimento femminile dello scoutismo che confluì in numerosi articoli. Nel 1924 questi scritti furono raccolti in modo sistematico nel “Manuale per le Organizzatrici, Dirigenti e Istruttrici” (stampato dalla tipografia Grandi a Rovereto). Predisposto per favorire lo sviluppo dello scoutismo femminile, costituisce un manuale di pedagogia che, con risvolti di accentuata attualità, raccoglie tutto il pensiero della Giacomelli a favore dell’educazione e dell’emancipazione della donna.
La Giacomelli nel 1920 fondò a Rovereto una sezione UNGEI, seguendo linee ideali e pedagogiche del tutto diverse dal progetto di Carlo Colombo e, grazie alla sua grande premura e al suo dinamismo, il movimento da lei costituito si affermò in tutta Italia. Lei ne
assunse il ruolo di “guida” a livello nazionale. La dedizione incessante della Giacomelli nutrì un costante rinnovamento del movimento sul piano organizzativo, statutario nonché culturale, dando vita alla rivista “Sii preparata”.


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